1ª Laus Half Marathon

Probo e Teo alla partenza

Probo e Teo alla partenza


No. Non siamo la stessa persona. E no, non ci siamo scambiati ogni 5 chilometri [cit]. Siamo fratelli.

I fratelli sono quelli che rinunciano a fare il loro Personal Best per permetterti di fare il tuo, sono quelli che quando a 500metri dal traguardo della mezza maratona urli “non ne ho più” ti mandano affanculo per spronarti, sono quelli che non ti scegli, ma che scopri essere una fortuna avere accanto. – Matteo

È la prima Laus Half Marathon. Un test in qualche modo. La prima della città in cui sono nato e vissuto per quasi 20 anni. E non si può mancare, nemmeno con la scusa di essere poco preparato.

Nemmeno Matteo lo è granché, ha corso poco e mai sulla distanza di 21.097 metri. Stefano questa volta farà da pacer dell’1h34′ – se penso che due anni fa correre una mezza maratona sotto le 2h per lui era un primato, mi viene quasi da ridere a sapere che oggi la corre in questo tempo con facilità. Matteo D invece correrà per il PB – che riuscirà a ottenere in 1h32′ – e Michele anche lui, chiudendo con il tempone di 1h42′.

Ma la nostra gara è diversa. Avevo promesso a Matteo che avrei fatto da Personal Pacer a lui al passo di 6’00″/km.

La sveglia è prestissimo, come al solito. Alle 6 in piedi, con la fortuna del cambio dell’ora dormiamo un’ora in più. Colazione con fette biscottate e miele, caffè. Prendo la borsa e vado a prendere l’Enjoy per arrivare a Rogoredo.

La fortuna vuole anche che casa nostra a Lodi sia molto vicina alla partenza in Piazza Vittoria, perciò cogliamo l’occasione per gli ultimi preparativi, una pausa in bagno – un must. Appuntiamo i pettorali alle maglie e di corsa ci avviamo verso la piazza.

Siamo circa in 1200, numeri notevoli per essere la prima, quattro chiacchiere e ci infiliamo nei cancelli di partenza. Abbiamo lo stesso colore di griglia e Michele dietro di noi ci raggiunge.

Un filo di tensione inizia a farsi sentire. Per me era la prima volta dover correre mantenendo un passo più lento rispetto a quello desiderato e soprattutto spingere e spronare un altro runner a seguirmi, sapendo perfettamente quale sia il grado di fatica raggiunto dopo 5, 10, 15, 20km e dover mantenere la velocità dettata da un’altra persona.

Si parte. Via Marsala, svoltiamo in Via XX Settembre e ci accoglie un’aria gelata che mi fa ricredere per un momento sulla scelta della canottiera. Michele ci saluta e noi continuiamo con il nostro ritmo.

Come in ogni gara, all’inizio viene spontaneo spingere più del dovuto, ma ci lasciamo comunque sorpassare da quelli più veloci.

Belfagor, Via Trieste, giù lungo Viale Rimembranze, Faustina.

Il ritmo è ottimo: 5’45″/km circa. Giriamo attorno al Liceo Gandini – strade riviste milioni di volte ma quasi mai corse.

Ci accorgiamo di come il tifo sia ostile, ancora più di quello milanese. Gli automobilisti escono dalle auto per mandarci a quel paese e noi rispondiamo di conseguenza.

Chiedo a Matteo come sta poco dopo il 5° chilometro e dopo aver salutato i nostri genitori e Camilla, che stanno facendo il giro in bici per seguirci e incitarci, lui alza il pollice – silenzioso – e allora proseguiamo così.

Percorriamo in discesa il Montadone – mi ricordo lungo il secondo tratto della Cortina Dobbiaco un consiglio “Lascia andare le gambe”, e in un attimo giriamo in Via della Selvagreca.

Abbiamo aumentato un pò, ma Matteo sembra mantenere il ritmo senza problemi. Parcheggio dell’Ospedale Maggiore, lungo l’Adda. Questo è il decimo chilometro.

Penso di continuare a correre, solo rallentando un poco per poter ingerire i sali, ma vedo Matteo – giustamente stanco – fermarsi un attimo per riprendersi.

Stop al cronometro, mi guarda, mi fa cenno di proseguire e riprendiamo a correre.

Da lontano vedo i nostri genitori e nostra sorella incitarci, in modo fin troppo festoso, un pò ridiamo ma rimaniamo comunque concentrati. Metà è andata. Al momento non conto l’ultimo chilometro.

Probo e Teo al 10mo chilometro

Probo e Teo al 10mo chilometro

Probo e Teo al 10mo chilometro

Probo e Teo al 10mo chilometro


In questo momento la strada è un pò dissestata, ma è una strada molto conosciuta. Continuiamo in silenzio fino al 12esimo chilometro lungo la pista ciclabile di Montanaso.

So perfettamente cosa ci aspetterà: una strada dritta, stretta, che si conclude con una breve ma ripida salita. Ma quando giungeremo lì saremo già al 15esimo. E mancherà pochissimo.

Sento e vedo Matteo con la coda dell’occhio iniziare ad allontanarsi. Nella mia testa, in questa fase di gara, inizierebbe a sorgere spontaneo il desiderio di allungare il passo. Ma oggi non sto correndo per me stesso, quanto invece per stare accanto a mio fratello.

Non gliel’ho mai detto durante le due ore di corsa. L’ho solo pensato quando ho visto il passo medio al decimo chilometro segnare i 5’45″/km. Brother Personal Best. Ho pensato anche di andare sotto le 2h. Impegnativo, ma possibile.

Cerco di mantenere il passo costante, continuando a sorpassare gli avversari. Matteo mi segue, anche se sento che ha quasi terminato il fiato per parlare. Non che noi parliamo spesso 🙂

La salita. Con affanno sento un pò di insulti per questo inaspettato ostacolo.

Vorrei ancora continuare senza sosta ma capisco che la fatica sta aumentando, sorpassiamo il campo da calcio e riprendiamo la pista ciclabile con tutti gli automobilisti della domenica che non si risparmiano nelle offese e nell’incazzarsi.

 

17.

Vorrei spingere. Matteo mi urla “Probo: 5 e 30 no”. In effetti.

Rallento.

 

18.

Continuo a voltarmi. Agito il braccio per cercare di fargli capire di rifarsi sotto.

Cerco di dare fondo a tutti i consigli che nel tempo mi sono stati dati.

“Allunga il passo, dai!”

 

19.

“Non mollare!”

2KM. Manca veramente poco. Se hai appena corso 1h50′, 10′ non sono niente.

Lo vedo che sta stringendo i denti. Lo capisco. Ho corso qualche mezza maratona in più di lui e so benissimo cosa significa arrivare in fondo senza forze. Stremati.

Probabilmente nella sua posizione starei pensando di mollare. Di camminare qualche metro, qualche centinaia di metri.

Invece gli sto rompendo i coglioni. Continuo a voltarmi per controllare che non sia a più di 5 metri da me.

Dai!

 

20.

Viale Dalmazia. Salita. Acquedotto. Piazza Castello. Corso Vittorio Emanuele. Piazza. Fine.

Ho imparato a memoria l’ultimo chilometro.

Iniziamo a incontrare e raggiungere tantissimi runner a pezzi. Alcuni si lasciano sfilare, incito anche loro, ma non hanno la forza di Matteo di continuare a correre.

Altri mi dicono “Io seguo te!”. Va bene!

Giriamo a sinistra. Ormai corro voltato. C’è un ultimo rettilineo.

Finalmente un pò di gente che fa il tifo. Io tifo Matteo.

Stiamo per svoltare a destra per entrare in Piazza Vittoria.

 

21.

Lo guardo e gli dico:

5’47″/km – 2h01’40” non è male!

Rallento. Lascio che Matteo mi affianchi. Mia madre urla.

Probo e Teo all arrivo

Probo e Teo all arrivo

 

.097.

Tagliamo il traguardo.

Probo e Teo all arrivo

Probo e Teo all arrivo


Stanchi e soddisfatti.

Matteo mi abbraccia perché ce l’abbiamo fatto.

Ma soprattutto perché ce l’ha fatta, e di soppiatto, si è preso un bel personale. La prossima volta sotto le 2 ore!

 

Una gara bellissima. Temperatura perfetta. Bel tracciato vario e ottima organizzazione.

Per me una gara molto diversa dal solito. Meno faticosa dal punto di vista fisico, molto di più da quello mentale.

Dover spronare una persona a superare un limite che ha di fronte senza poterla fisicamente tu trasportare oltre non è facile.

Ma ci siamo riusciti.

 

Bello soprattutto è stato ritrovarsi ancora una volta con tutto il #TheSarzanasRunningTeam ognuno soddisfatto di ciò che ha ottenuto.

Belle ancora di più le parole di Matteo.

I fratelli […] sono quelli che non ti scegli, ma che scopri essere una fortuna avere accanto.

 

Filippo

Filippo

Filippo “Probo” Sarzana. IV del suo nome. Finge di essere un runner professionista comprando gli accessori più disparati ma continua a faticare ad abbattere il muro dei 5′ al KM.

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