31^a Firenze Marathon

La mia prima maratona

Studiando il famigerato percorso.

Il percorso

 

 

Quarantaduemilacentonovacinque metri. Ci sono tanti modi per raccontarli e altrettanti per descriverli.
Scrivo a distanza di tre settimane dalla maratona di Firenze, avevo bisogno di mettere a posto le idee perché subito dopo l’arrivo e nei giorni seguenti non mi ero forse ancora reso conto di quello che avevo fatto: una maratona, mica cazzi no?
Penso che la maratona non sia fatta unicamente da quei 42.195km ma anche, e forse soprattutto, dalle centinaia di km corsi per allenarsi alla Regina. La cosa più bella (a parte tagliare il traguardo, ma questo è ovvio) è la settimana di scarico; la cosa più brutta? No, non il muro, ma lo scarico dei carboidrati.

La mia maratona inizia un sabato mattina, arriviamo in hotel e andiamo a prendere il pacco gara al caotico Marathon Expo posto dall’altro lato della città: tanti stand ma troppa gente e troppo poco spazio, unico lato positivo il mega cartellone da firmare. Torniamo in hotel , ci riposiamo e osserviamo il percorso: partenza dal Lungarno, le monotone Cascine, palazzo Pitti, lo stadio e il 30esimo km, il ritorno verso il centro e gli ultimi 5km tra Duomo, palazzo della Signoria e infine piazza Santa Croce. Si dorme, o almeno ci si prova.

Pettorale

Un parente! Forse

La sveglia suona presto, alle 5.30, per mettere in atto tutti quei riti che si sono provati nel corso dei vari allenamenti: colazione con fette biscottate, marmellata e succo. L’ora successiva la passo in religioso silenzio, riflettendo forse sul fatto che entro poco più di due ore avrei corso per 42km, 12km in più della distanza più lunga corsa fino a quel momento (la Cortina-Dobbiaco Run n.d.a.), un’ora di corsa in più. Si prova anche a pianificare la corsa, ci si immagina il ritmo da tenere, la cosa che mi preoccupava di più però, è l’abbigliamento: le previsioni davano 16º alle 9 di mattina e quasi 20º verso l’ora di arrivo e tanta, troppa, umidità; non proprio una condizione favorevole.

Vestiario

Pettorale 9592

Io e Matteo usciamo e trovatoci con gli altri ci indirizziamo verso il deposito borse e la partenza. Essendo la nostra prima maratona saremmo dovuti partire in fondo a tutti ma complice un controllo non proprio severo dell’ingresso in gabbia, entriamo in quella delle 3:30-4:00 e lì aspettiamo, un po’ parlando, un po’ tremando (non solo per il freddo) e un po’ sperando, in cosa non lo so.  Passano trenta lunghi minuti. I GPS si agganciano, le felpe volano e la massa si muove verso la partenza; tutto è pronto. Via.
Partenza
I primi km passano, un po’ nella ressa e un po’ troppo lenti. Sei sui viali di Firenze, senza troppi riferimenti e senza molto a cui pensare. Matteo si ferma per necessità e lo perderò per i successivi due km per ritrovarlo poi in un sotto passaggio. Passano i 5km, siamo indietro di due minuti sul ritmo ma ce la prendiamo con calma, la strada è ancora lunga.
Arriva il famigerato Parco delle Cascine: la strada è stretta, la strada è lunga, la strada è soprattutto dritta, molto dritta, diciamo approssimativamente 10km di viali. Il verde richiama i bisogni naturali e ogni metro c’è qualcuno che si ferma e anch’io; riparto più leggero e tranquillo, adesso la strada si è allargata e si può correre in tranquillità.

Dopo le Cascine si è già al 15km e si viene proiettati verso l’altra riva dell’Arno. 16, 17, 18 e arriviamo a Porta Romana dove c’è una delle tante band sul percorso, che potete dire quello che volete, ma non le senti più arrivati a questo punto. Si gira e si passa davanti a palazzo Pitti, immenso e bellissimo, dove troviamo Camilla che ci saluta. Siamo di nuovo lungo l’Arno e ci avviciniamo alla metà che si trova giusto lungo l’altra sponda, la mente è tesa, le gambe iniziano ad irrigidirsi; la strada è ancora lunga, ma da questo momento è tutta testa e io ne approfitto per prendere un gel. Iniziano a fermarsi quelli che hanno tirato troppo nella prima parte ma tu continui, con le gambe che ti maledicono ad ogni passo, ma continui.

Bene o male ci si avvia verso il 25km che rappresenta il limite per Matteo. Stiamo andando verso la zona dello stadio, forse uno dei posti meno felici per raggiungere il 30° km: poca gente e lunghi viali. Arriviamo al 30esimo km: da qui parte l’ignoto. Il ritmo inizia a calare ma il muro lo teniamo lontano, non ci ha sfiorati e pensavo di averla fatta franca, ma la Maratona non bisogna mai sottovalutarla: io l’ho fatto.
Al 32 ci aspetta un cavalcavia tremendo per le gambe che si irrigidiscono ancora di più ma ottimo per la mente che da quel momento in poi potrà pensare “mancano solo 10km. Quante volte li hai corsi in allenamento?”. Si tira avanti e si torna verso il centro: in questo momento per me è iniziata la vera Maratona.

Potete dire quello che volete ma secondo me che tu sia a Firenze, Roma, Parigi o New York non fa la differenza, ci possono essere le opere più belle da ammirare ma tu non le vedi. O meglio, le vedi ma non ci fai caso perché la tua mente sta lottando contro il tuo corpo; sta lottando perché sa che stai facendo qualcosa di sbagliato ma vai avanti lo stesso. Ecco io sono conscio di essere passato per ben due volte dal Duomo, da piazza della Signoria e dal ponte Vecchio, ma sono stati istanti, attimi, in un mare di emozioni.

Ridi ridi che tanto sei solo al 39km

Ridi ridi che tanto sei solo al 39km

La stanchezza si vede

La stanchezza si vede

Io che sbatto contro il muro

Io che sbatto contro il muro

Superiamo il 35 e troviamo Filippo che da lontano mi trova con lo sguardo e mi chiede se voglio il gel. Non lo voglio, lo agogno. Lo prendo e lo ingurgito. Siamo poi risbattuti fuori dal centro fino a Santa Maria Novella per poi girare e ritornarci. Iniziano le note dolenti: le gambe non ci sono più. La gente si ferma ad ogni metro, la mia mente crolla e al 38esimo km, lungo l’Arno, mi devo fermare.

Da quel momento in poi, quei quattro km che mi separano dall’arrivo sono una lunga sofferenza. Un ricordo avvolto nella nebbia. Tra il dolore, la rabbia e la stanchezza passo il Ponte Vecchio, il Duomo e arrivo al 41esimo km. Le gambe non ne possono più ma non mi posso fermare, lo devo ai miei, ai miei fratelli. Passo il viale della partenza, giro sull’Arno, mi infilo nel centro. Vedo il cartello dei 42. 200 metri, cosa sono? Niente. Accelero, per quanto le gambe me lo permettono. Sinistra, destra e sinistra. Vedo Santa Croce, vedo il gonfiabile. Sento mia mamma. Non ne ho più ma corro finchè “i muscoli non mi bruciarono e le vene non pomparono acido da batteria”. Taglio il traguardo. Ho finito.

Non ho messo quella dopo, che è anche peggio

Non ho messo quella dopo, che è anche peggio

Ultima curva prima dell'arrivo (io sono quello in bianco)

Ultima curva prima dell’arrivo (io sono quello in bianco)

Qualcuno mi mette una medaglia al collo, qualcuno mi dà un sacchetto e qualcuno un telo di quelli argentati fighi che vedi indosso ai top runner. Ritrovo Matteo e insieme ci avviamo verso il deposito borse. La mente è confusa e i pensieri lo sono anche di più. Tristezza, rabbia, orgoglio e vuoto si confondono ma uno solo rimane fisso al centro.

WE ARE MARATHONER.

Stefano

Stefano

Ultimogenito del team, detentore dei record dagli 800m ai 30km. Mi pongo obiettivi sempre più difficili per superarmi sempre più; i limiti sono solo nella testa. Perciò adesso siamo per i #sub80!

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