9ª Gensan Giulietta&Romeo Half Marathon

Nuova divisa #TheSarzanasRunningTeam

Nuova divisa #TheSarzanasRunningTeam


Nuovo anno. Nuove gare. Nuove maglie.

A Natale decido di regalare a Michele questa Mezza Maratona con il desiderio di correrla assieme avvicinandomi più possibilmente al muro dell’1h40′.

Sogno svanito in fretta che ha lasciato spazio alla poca voglia e ai chili in più e come tutte le volte in cui accada mi sono ritrovato le ultime due settimane a cercare di recuperare il tempo perso a non allenarmi. Più si avvicina il giorno della gara e più l’ansia – ovviamente – cresce.

Anche questa volta, decidiamo di salire il giorno prima, per evitare un’infausta sveglia e soprattutto per goderci il Bentegodi e la Juventus prima di tornare a casa.

Filippo e Michele al Bentegodi

Filippo e Michele al Bentegodi


Il nostro sonno è interrotto da una sveglia della camera affianco alla nostra che non smetterà di suonare se non al nostro ritorno dopo la gara.

Colazione leggere, come sempre, ed aspettiamo l’arrivo di nostro fratello Stefano con Tommaso e Michele degli Spilli nel Ginocchio.

Tutto è pronto. Controlliamo il meteo. Infame.

Pioggia battente e veramente tanto tanto freddo.

Per questa volta, decido di non osare e indossare anche la maglia tecnica sotto la nuova canottiera.

La passeggiata fino alla partenza è quasi interminabile, senza avere nulla con cui potermi riparare e cercando di trovare un minimo di calore racchiudendomi su me stesso.

Lasciamo la sacca al deposito borse e ci infiliamo nel palazzetto per qualche minuto prima di uscire per il riscaldamento.

Michele è in griglia con me. Tra l’1h40 e l’1h50. Chiaramente, visto il mio scarsissimo allenamento, non potremo correre insieme nemmeno se ci provassi.

Sparo. Si parte. Scambio un 5 con Mix, una pacca sulla spalla e un “In bocca al lupo” sperando che riesca a cogliere il suo obiettivo. Stefano, Michele e Tommaso sono già là davanti a partire con i migliori e non riesco a salutarli ma spero che anche loro possano fare del loro meglio.

Ci sono tantissimi runner, circa 8900 stando ai numeri, ma per fortuna la prima parte di gara si svolge su strade sufficientemente ampie da non creare così tanto ingorgo.

La pioggia si fa – se possibile – più presente ed io cerco di mantenere un ritmo stabile per evitare di andare subito fuori giri.

Passo il primo chilometro a 5’20”. Pensavo peggio.

Il percorso è tortuoso, tanti saliscendi, tante curve. Impegnativo ma che ti permette di distrarti facilmente dai metri che devi percorrere.

Al tuo fianco hai sempre qualcuno che ti supera o che superi e anche questo mi aiuta nei primi chilometri.

3° chilometro. Una svolta a sinistra, un lungo rettilineo e si entra in Piazza Bra. Sento urlare “Igor! Igor!”

Al mio fianco Igor Cassina – alla sua prima Mezza Maratona – e i cameraman che lo seguono. Così decido di affiancarmi a lui e sporgermi sperando di essere ripreso in diretta nazionale 🙂

Si esce dal centro, un primo ponte. Lungo l’Adige (percorso già fatto due volte nelle precedenti edizioni della WingsForLifeWorldRun – quest’anno si terrà a Milano), svolta ancora a sinistra su un altro ponte, poi sinistra di nuovo e un lungo tratto dove si trova il primo ristoro.

Pensavo che sarei crollato.

L’ho pensato ogni volta che sentivo il Garmin Forerunner fare “bip” per segnalarmi un nuovo chilometro.

L’ho pensato quando entrando nell’Arena di Verona ho visto che non era lì il traguardo. Ma non sono mai crollato.

Non ho fatto un tempo stratosferico, questo lo so, 1h51’50”. Ma da adesso non devo più mollare.

Elapsed Time Moving Time Distance Average Speed Max Speed Elevation Gain
01:53:11 01:51:50 21.36 11.33 17.28 70.30
hours hours km km/h km/h meters

Verona è stata per me la prima gara dopo Reggio Emilia, regalatami, certo, ma probabilmente piazzata nel momento miglior per riprendermi da quel piccolo smacco chiamato Maratona.

A mio solito son partito con l’idea malsana di fare il tempone, di correre la mia prima Mezza sotto i 100 minuti, di togliere ancora qualche secondo a quel record girato a Lodi che se adesso ci ripenso ancora non capisco come ho fatto a correre. E quindi eccomi 3 giorni e 42,195km dopo a pensare al mio prossimo obiettivo, tabella alla mano e a darmi dell’idiota.

Sì certo, perché anche a questo giro non mi sono risparmiato e quindi 5 uscite a settimana, mattina, freddo e chi più ne ha più ne metta, perché i 900km corsi da agosto a dicembre non mi erano ancora bastati. E sicuramente m’ha aiutato a capire un po’ come sono fatto: sono fatto che a due settimane da una gara a me passa la voglia di correre, faccio dei tempi del cavolo e poi tendenzialmente mi ripiglio. Almeno questa volta.

Fast forward al 14 febbraio, vi risparmio i miei allenamenti e gli insulti a chi mi sfidava a correre a velocità mai corse. A Verona il tempo sicuramente non ci dà una mano, tanto freddo anche per me che adoro correre con temperature che trattengono il sudore e ti incitano ad andare più veloce. Pioggia, tanta, pozzanghere ovunque e una partenza posizionata in curva che un attimino la rivedrei.

Allo sparo i quasi 10.000 runner si muovono, mi son prefissato un tempo che mi obbliga da subito a fare zigzag da chi, come al solito, si è piazzato in una griglia che non meriterebbe. Salto due pozzanghere e cerco di concentrarmi sul percorso e di mirare quei palloncini gialli che dicono 1h40′. Anche questa operazione non è semplicissima, ci sono un po’ di curve, salite e un fondo non simpaticissimi (vorrei tanto conoscere l’inventore dei sampietrini per mandarlo affanculo personalmente).

Intorno all’8km riesco ad agganciare i pacer, guardo il tempo sul Garmin, spalanco gli occhi incredulo e dico al palloncino “ora non ti mollo più”. Bugia. Dal 10km in poi i pacer sono solo un lontano ricordo alle mie spalle. Ho freddo, ma non sono stanco e le gambe girano. Macino l’asfalto sotto i piedi, incrocio Tommaso su un punto e lo incito (vabbè, lui chiude sotto l’ora e venti, un altro pianeta), spingo ancora nel pezzo forse più noioso e mi butto tra le piccole – troppo – stradine del centro.

Aumento il passo, ci siamo quasi, Porta Vescovo, inversione, via di corsa verso l’Arena. Gli ultimi 2km non li ricordo neanche, così come faccio fatica a focalizzare un pezzo di città. La cosa di cui mi sono reso conto a posteriori è che ero talmente concentrato sul mio tempo che questa gara avrei potuto correrla anche a Vergate sul Membro, non sarebbe cambiato nulla, purtroppo. Bella Verona, forse, ma devo tornarci.

Ad ogni modo, vedo l’ultimo kilometro, spingo ancora un po’, vedo l’Arena, mi ci tuffo dentro e l’arrivo non è lì! Non so che film m’ero fatto in testa, ma tant’è, ho ancora qualche metro da correre. Salita, svolta a sinistra e rettilineo dell’arrivo. Rallento, ormai l’obiettivo so di averlo raggiunto, mi godo la folla, guardo il timer, alzo le braccia al cielo e sorrido. Stop. 1h36’15”. Sensazione di vuoto. Ce l’ho fatta.

 

Filippo

Filippo “Probo” Sarzana. IV del suo nome. Finge di essere un runner professionista comprando gli accessori più disparati ma continua a faticare ad abbattere il muro dei 5′ al KM.

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1 Response

  1. April 26, 2016

    […] sono già stati superati: ho corso la Mezza di Verona abbondantemente sotto i 100 minuti target (1h36’15”) e ritoccato decentemente il personale sui 10K […]

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