I miei primi 1.000km

Cortina Dobbiaco Matteo Sarzana Arrivo

Cortina Dobbiaco Matteo Sarzana Arrivo

“Non correrò mai.”

Quando uno a uno i miei fratelli cominciarono a farsi prendere dalla smania di correre, ripetei questa frase a ogni persona che mi chiedesse come mai non mi lanciassi in questa avventura.

 

“Non correrò mai.”

 
Non ho mai sentito il bisogno di fare attività  fisica. Non per dimagrire. Non per scaricare la tensione.
Perché mai avrei dovuto correre?
Correre è faticoso. Porta via tempo.
Soprattutto, chissà a quante cose pensi mentre corri per mezz’ora, un’ora, due ore.
Già penso troppo. Figuriamoci se mi metto pure a correre.

 

“Non correrò mai.”

 
Ho già tante cose da fare è sicuramente correre non rientra tra le mie priorità.
E poi lo fanno tutti, oggi, e io non sono uno di quelli che va dietro alle mode.

 

“Non correrò mai.”

 
E poi una sera torno a casa.
Incazzato.
Nero.
Piove.
Mi ricordo di aver comprato un paio di Nike in saldo su Privalia e di avere dei calzoncini che sembrano adatti allo scopo.
Non so cosa aspettarmi, mi vesto ed esco.
E corro.
O meglio, scatto come nemmeno Bolt alla finale olimpica dei 100 piani e, quando mi fermo, convinto di aver percorso quasi una maratona, l’applicazione, imparziale, segna, con disprezzo, meno di 2km.
Sono stremato.
Mi rendo conto, però, di non aver pensato. A nulla.
Interessante.
Scrivo ai fratelli, prima ancora che ci chiamassimo “The Sarzanas Running Team” e chiedo consiglio.
Laconico risponde Stefano e mi fa presente che, forse, sarebbe meglio cominciare a correre più piano, tipo 6:30″ al km.

 

“Non correrò mai.”

 
E invece incomincio a macinare km.
I primi 5km e poi i primi 10km con Filippo che mi dice “tranquillo, ce la facciamo. Andiamo piano”. Ed effettivamente li facciamo. A 6:28. Mi sembra un tempo record e sono felice.

 

“Non correrò mai.”

 
E i km diventano 100, 200, 500.
E i 10km li faccio a 5:24.
E non penso. Mai.
Corro. Semmai conto.
Ma non penso a nulla se non a correre.
Abbandono anche la musica che mi toglie concentrazione.
Corro a Central Park, la mattina di Natale, convinto di non trovare nessuno e ritrovandomi, invece, tantissimi compagni.
Corro a Singapore, Mountain View e Barcellona.
Corro con la pioggia, il sole e la neve.
Corro da solo e con i fratelli e con 1.000 sconosciuti.
Corro quando ho voglia e anche quando non ho voglia.
Corro di mattina, pomeriggio e sera.
Corro per me stesso e per dimostrare che basta la volontà.
Corro per battere un record e corro per scoprire strade nuove e angoli inesplorati delle città.
Corro.

 

“Non correrò mai.”

 
Chissà perché mai l’ho detto.
Corro.

“Non correrò mai.”

 
E arriva il giorno della Cortina-Dobbiaco
30km.
14 in salita. 16 in discesa.
Ora corro, ma non so se riuscirò a correre tanto.
Sono teso.
Partiamo.
Comincio a correre.
Piano. Come correvo all’inizio. 6:30, ma stavolta in salita.
5, 10, 15km.
Il più è fatto” diceva Filippo. Dopo il 14esimo, se sei vivo, è quasi fatta.
20, 25, 27km.
Non è fatta per niente.
Mancano ancora tanti km e le gambe cedono.
29km.
1.000 metri. I più lunghi.
Le persone cominciano a comparire sempre più numerose e a incitare “sei arrivato. È fatta. Dai.”
1.000 metri sono almeno 5 minuti.
5 minuti dopo aver corso più di 3 ore sono interminabili.
Vedo la curva prima del traguardo.
Spingo.
Piango.
Passo.
3 ore e 18 minuti.
12 minuti in meno di quanto avrei pensato.
Passo la linea.
Prendo la medaglia.
E continuo a correre.

 

“Non correrò mai.”

Matteo

Citizen of the world. Frequent Flyer. Casual Runner. follow me @zazzanm

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