Sarnico Lovere Run 2016

Stefano: Era da tanto che non mi capitava di finire una gara “bene”; di solito mi riducevo, a 5 km dalla fine, a invocare tutti i santi per farla finita subito. Oggi no.

Sebbene a qualcuno non sia piaciuto, il percorso della Sarnico-Lovere ha sicuramente aiutato a rendere il tutto più facile: mai monotono, divertente e soprattutto paesaggisticamente riguardevole.

Devo rianalizzare tutta la gara, cercare di capire cosa mi ha fatto andare veramente bene senza faticare troppo: forse una nuova tecnica di corsa, un nuovo metodo di respirazione o forse il disallenamento e il non avere obiettivi in mente.

Sicuramente ho gestito bene la gara, senza tirare dall’inizio, facendomi aiutare dai gruppetti che mano a mano superavo e facendo anche da gabbiano a qualche donna.

D’altra parte penso che anche il disallenamento, la minor fatica nel corso delle settimane post-maratona abbiano aiutato non poco; se non fisicamente, almeno psicologicamente.

Diciamo che se fosse stata oggi la maratona di Milano, avrei potuta finirla a quel ritmo; ma col senno di poi… Ritmo che era stato impostato su un 4’25” (ritmo Wings For Life World Run) ma che già dopo il primo km si era abbassato su 4’05” per essere poi mantenuto per il resto della gara.

Questo mi dà sicuramente qualche speranza in più rispetto alla gara dell’8 Maggio dove (spero) correrò 45km inseguito da una macchina. Non sto scherzando (per chi non ne sapesse nulla (wingsforlifeworldrun.com)

Ancora qualche dubbio rimane da limare per la seconda metà dell’anno.


Michele: Se penso a questo primo quadrimestre (possiamo definirlo così?) di corsa del 2016 mi vien solo da pensare che il momento mentale con cui mi sono avvicinato alla Sarnico Lovere non poteva essere più sbagliato. Di tre obiettivi che mi sono posto, due sono già stati superati: ho corso la Mezza di Verona abbondantemente sotto i 100 minuti target (1h36’15”) e ritoccato decentemente il personale sui 10K (44’15”).

Già durante la Stramilano ho cominciato a focalizzare una serie di pensieri che poi domenica scorsa ho concretizzato lungo i 25km del percorso che da Sarnico mi ha accompagnato a Lovere seguendo le rive del Lago d’Iseo: le corse, evidentemente, non fanno esattamente per me. O meglio, correre senza un obiettivo non fa per me e durante una gara è ancora peggio.

Mi sono approcciato a Sarnico senza una preparazione specifica, guidato più dai racconti di questa fantastica corsa che amici, parenti e conoscenti mi avevano tanto decantato per scontrarmi poi con un percorso tecnico e difficile, solo a tratti – troppo pochi – entusiasmante. Una partenza molto stretta (no, far passare 3.500 persone in un budello da una corsia non è una scelta geniale), un primo tratto senza grossi scossoni a evitare la gente (anzi, in questo caso a essere superato), 20km di un anonimo rettilineo affacciato sul lago e gli ultimi 3km veramente spettacolari. Sì, non sono rimasto affascinato dai panorami, vuoi per il fatto che si vede sempre la stessa sponda, vuoi perché ad un certo punto vedi Lovere là in fondo e continui a mirarla consapevole che ancora ti manca un’ora e mezza di corsa.

Comunque, dicevo, ho focalizzato alcune cose:

  • Correre da solo, in mezzo a 3.500 persone, è faticoso: non sono riuscito ad agganciare un gruppetto di persone che andassero al mio ritmo e quindi ho sorpassato e son stato sorpassato incessantemente senza riuscire a prendere un passo che mi soddisfacesse
  • Il saper di “dover” arrivare alla fine ancora mi destabilizza mentalmente. Pensavo di esserci andato oltre e invece ancora siamo lì. Il pensiero di non potermi ritirare ritenendomi soddisfatto, l’accorgersi di essere più lento di quanto mi piacerebbe, la testa che vaga… son tutti aspetti su cui devo inevitabilmente lavorare.
  • Tocca mettermi nel cervello che prima o poi nella vita dei lavori specifici in salita mi tocca farli.

Ciò detto, un’altra medaglia è appesa al muro e il tempo mi ha comunque soddisfatto (chiudere 25km sotto i 5’/km, per me tanta roba). Adesso la testa pian piano si orienterà verso il terzo obiettivo di quest’anno: Valencia!

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Filippo: Pronti. Partenza. Via.

Elapsed Time Moving Time Distance Average Speed Max Speed Elevation Gain
02:28:11 02:19:43 24.43 9.89 23.76 834.50
hours hours km km/h km/h meters

Sarnico Lovere 2016. 26KM. Una gara che desideravo fare da qualche anno. Preparazione non perfetta, dovuta a qualche leggere infortunio e a qualche chilo di troppo accumulato.

Ma le gare, penso, sono sempre diverse: andrò alla grande!

Il caldo, seppur non soffocante, si fa sentire sulle spalle sin dai primi chilometri in cui si corre spezzando spesso il ritmo a causa delle strade strette e dalla grande affluenza di runner.

Dopo il primo chilometro riesco a ritagliarmi il mio piccolo pezzo e cerco di correre stabile intorno ai 5’30″/km. È dal 6 marzo che non corro una mezza maratona ed è dal 31 maggio 2015 che non corro più di 21,097m. Martedì avevo provato un lungo lento di due ore per prepararmi e non era andato alla grande, ma bisogna sempre provarci.

Il percorso è un costante susseguirsi di saliscendi non troppo ripidi ma impegnativi che le mie gambe soffrono fin da subito e mi accorgo di non essere al 100%.

I pensieri si accumulano in testa. Guarda lentamente i runner più veloci sfilarmi e inizio a sudare copiosamente nonostante i 20 minuti scarsi di corsa.

Passaggio al 4º chilometro secondo il ritmo stabilito. Salita. Buio.

Mi trascino fino al 5º sperando nel ristoro. Cammino. Bevo un sorso d’acqua e mi lancio verso il lato della strada per vomitare. Non ero al 100%.

Inevitabilmente il pensiero va alla distanza che ancora rimane da ricoprire. Una mezza maratona, stanco, dopo aver vomitato, con questo caldo che ora sento in maniera opprimente.

Lascio passare qualche minuto e prendo un’altra bottiglietta d’acqua da svuotarmi sulla testa. Riparto. Più lento, cercando di ascoltare la risposta del mio corpo e soprattutto del mio stomaco. So che ormai sarà sicuramente una gara diversa da quelle fatte finora.

Spesso chiudo gli occhi, respiro a fondo e cerco di scacciare via lontana quell’idea di abbandonare. Cerco di non fare a caso a tutti i runner che inevitabilmente, lenti o veloci che fossero, mi passano senza dare peso alle mie condizioni.

Al 10º chilometro, dopo aver superato la prima galleria che dà la netta sensazione di andare molto più veloci, devo fermarmi un’altra volta. Non sento ancora i crampi ma sento decisamente la spossatezza. Prendo il primo dei due gel. Stringo i denti e continuo.

Cerco di cambiare spesso il lato della strada per rimanere all’ombra, almeno per cercare un minimo di sollievo dal sole che diventa via via sempre più caldo.

Un sollievo che dura poco. Troppo poco.


Filippo 15º KM

Filippo 15º KM

Filippo dopo il 18º KM

Filippo dopo il 18º KM

Da lì al passaggio della mezza maratona ho veramente fortissime tentazioni di ritirarmi. Per la prima volta da quando ho iniziato a gareggiare.

Non mollo per alcuni motivi: non mi piace darmi per vinto, la medaglia è bella, non sto ancora così male da dovermi ritirare e soprattutto sarei a 10KM da Sarnico e 15KM da Lovere. Dove vado?

Al 18º prendo il secondo gel, sperando che abbia l’effetto del doping, mi fermo per fare stretching e mi accorgo solo in quel momento di avere i capezzoli completamente insanguinati. Non so come avessi fatto a non accorgermene prima. Ma da quel momento e per i successivi 6/7 chilometri anche questa sofferenza si unisce al resto.

Un’altra galleria, forse l’ultima, forse non lo so. Un altro momento di respiro dal sole.

Esco dopo circa 500m dalla galleria e sento un altro crollo. Mi mancano circa 3KM ma non riesco ad andare avanti. Devo camminare e mi sento distrutto. Demoralizzato.


Filippo 23º KM

Filippo 23º KM

Filippo 23º KM

Filippo 23º KM


Vorrei davvero arrivare al traguardo camminando. Lo desidero ardentemente. Però manca troppo poco per mollare. Stringo un’ultima volta i denti.

Do il cinque a una bambina a lato della strada insieme alla sua nonna che mi dà l’ultima carica necessaria e sento lontano qualcuno gridare: “È solo discesa ora!!!”

Riprendo, praticamente mordo l’asfalto dal dolore alle gambe, ai capezzoli e allo stomaco.

Filippo Ultimi Chilometri

Filippo Ultimi Chilometri

Se anche avessi voluto piangere non avrei potuto vista la completa assenza di liquidi.

Discesa, si entra in Lovere. Le persone che incitano aumentano. Una rotonda e poi è finita, penso.

No. Salita. Spingo, ci provo. Ma non ne ho più veramente più.

Svolto, entro nello stadio. Vedo Teto, vedo il traguardo e questa volta non ho la forza di alzare le braccia. Mi piego su me stesso sperando di non vomitare nuovamente e sento un mano mettermi al collo la medaglia.

Non è stata sicuramente la gara più bella, però quella medaglia me la sono guadagnata veramente con i denti e con il sangue (letteralmente).

 

Michele

Primo della famiglia a dedicarsi alla corsa, ora il più scarso del gruppo. Sfoga le sue delusioni nell’allevamento dei pansqualaiali e nell’abuso di Kebab. Ciò nonostante, non rotola ancora.

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