Una Maratona lunga 900km.

Dicono che una Maratona sia lunga 42,195km. Si sbagliano. Dura molta di più. La mia (prima) Maratona è durata 16 settimane, quasi 82 ore, più di 900km. Un sacco di tempo passato per strada a correre.

Di conseguenza per me la Maratona ha rappresentato molto più di quegli “ultimi” passi battuti sullo sconnesso asfalto di Reggio Emilia e si è portata dietro un sacco di pensieri.

La mia Maratona è stata la fatica e l’entusiasmo di alzarsi alle 6 del mattino quattro o cinque volte a settimana e osservare Milano, Bari, Vicenza, Lodi che si svegliavano. È stata lo scoprire nuove strade, il correre in mezzo alla carreggiata di Corso Buenos Aires senza ancora traffico, il pianificare percorsi sconosciuti, lo studiarsi le tabelle e l’incastrare gli impegni.

È stata il partire con l’idea di finirla, questa Maratona, e il sentirsi incoraggiare da tutti ad osare di più, convincersi, tentare e poi fallire col sorriso sulle labbra, perché tanto ce ne sarà un’altra con cui riprovare. È stata il contare i giorni alla partenza con l’ansia e lo scazzo di chi ad un certo punto vuole togliersi un peso ed è stata la felicità di scoprire che a Reggio non sarei stato solo.

È stata lo stupirsi di come la testa sia in grado di gioire dei record personali battuti giorno dopo giorno e di dimenticarsi in fretta di quell’uscita durante la quale hai maledetto quel giorno di giugno in cui hai deciso di affrontare questa sfida. È stata anche quella birra (birre?) di troppo, una dieta non troppo canonica ma efficace, lo smettere di fumare, in fondo in fondo, è stata un grosso sacrificio, ma ne è valsa la pena.


E poi il 13 dicembre è arrivato. Mai sulla linea di partenza avrei immaginato di provare quello che ho provato nelle successive 4 ore 1 minuto e 32 secondi che mi hanno separato dal traguardo.

La mia Maratona è stata 3km in centro città con la paura di inciampare in un fiume di 3.500 persone e con la voglia di ripassare dall’arrivo per rivedere Veronica, Filippo e Stefano che avrei rivisto solo molto più in là.

È stata i primi chilometri chiacchierati al fianco di Denis, pazzo compagno di questa follia, un ritmo costante, forse troppo perfetto o troppo sfidante, i ristori, i gel, la campagna Reggiana e i profumi e gli odori che certamente non senti durante le corse milanesi, una Mezza Maratona girata in tempi che mi avevano fatto sognare troppo presto.

È stata una bestemmia al 29º chilometro di fronte all’ennesima salita, la risata strappata a chi insieme a me stava facendo una fatica infame, un tizio che offriva Lambrusco vestito solamente di una pelliccia a bordo strada o lo gnocco fritto all’ultimo ristoro, i crampi arrivati fin troppo presto rispetto al preventivato e quel sottopasso che mi ha definitivamente fregato.

È stata il pensiero di dover resistere almeno fino al 40º dove mi aspettavano Filippo e Stefano, volontari al ristoro, glielo dovevo, le lacrime nel vederli corrermi incontro, accompagnarmi per qualche metro, battermi il cinque e urlarmi di non fermarmi proprio lì che era quasi finita.

È stata le ali di gente che durante l’ultimo chilometro mi incitava con un “dai Superman” (mai maglietta fu più azzeccata), il contare gli ultimi metri, il guardarsi intorno alla ricerca di una faccia nota, le ulteriori lacrime una volta tagliato un traguardo, la tanto sognata medaglia al collo, la felicità di abbracciare Veronica e sentirmi dire un “Ciao Maratoneta!” che non ti aspetti.

È stata le lacrime che ancora scorrono adesso nel fermare i miei ricordi in queste poche righe. Sì, sono un Maratoneta.

Michele

Primo della famiglia a dedicarsi alla corsa, ora il più scarso del gruppo. Sfoga le sue delusioni nell’allevamento dei pansqualaiali e nell’abuso di Kebab. Ciò nonostante, non rotola ancora.

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1 Response

  1. March 23, 2016

    […] è stata per me la prima gara dopo Reggio Emilia, regalatami, certo, ma probabilmente piazzata nel momento miglior per riprendermi da quel piccolo […]

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